Verità, verosimiglianza e grandi balle

By werehamster

Devo dire che nonostante io abbia cercato con tutta la buona volontà di fornire a me stesso un’immagine di Dio e della sua natura che potesse verosimilmente rispondere all’idea di puro spirito, non ho trovato altra risposta che questa: Dio esiste soltanto nella mente degli uomini e più precisamente nella loro fantasia.

Vorrei qui sintetizzare il mio pensiero in proposito.

L’uomo per prendere cognizione di se stesso e del mondo che lo circonda, non dispone che dei propri sensi e dei mezzi forniti dalla scienza per avere informazioni altrimenti non recepibili dai sensi stessi. Diciamo altresì che il cervello, se in stato di perfetta sanità anatomica e funzionale è per l’uomo il centro vitale di ogni attività a livello superiore. Consente all’uomo di percepire tutto quello che gli viene trasmesso dai sensi, di gestire e governare, ad esclusione del cuore che ha un suo centro autonomo, tutte le attività volontarie e quelle involontarie che servono ad assicurargli la vita vegetativa, di pensare, di memorizzare, di avere coscienza del bene e del male ed indirizzare la propria condotta, di provare sentimenti ed emozioni, di giudicare e giudicarsi, di usare la parola quale espressione del pensiero e recepire questo attraverso la parola, ecc.. Esso, se stimolato convenientemente dallo studio e dall’esercizio, può avere a sua disposizione una banca dati dalla portata vastissima da cui attingere automaticamente in modo ordinato e selettivo quanto possa occorrere per passare all’azione, fare ragionamenti coerenti, formulare giudizi ed apprezzamenti, effettuare calcoli matematici estremamente complessi, visualizzare oggetti e situazioni, richiamando virtualmente alla memoria cose ed avvenimenti pregressi.

I nostri sensi costituiscono la porta di accesso al mondo esterno, il mezzo per fornire al nostro cervello la materia prima necessaria alla elaborazione dei dati, per formare ed approfondire la nostra conoscenza, per stimolare la nostra fantasia.

E’ il caso di dire che il nostro cervello, mai disinserito, piccolo per dimensioni ma grandioso per le mille cose che è capace di fare, è la vera, grande, unica meraviglia della natura di cui l’uomo potrebbe andare veramente orgoglioso se non venisse messo, talvolta, al servizio del male. Penso si possa dire, senza ombra di dubbio, che il nostro cervello riesce a svolgere la complessa opera prodigiosa di cui è capace, soltanto se riesce ad incrementare, memorizzare, elaborare e sviluppare le informazioni infinite che arrivano dal mondo esterno attraverso l’unica via d’accesso che è costituita dai sensi. Un uomo dotato di cervello, ma privo di sensi, ammesso che riesca a sopravvivere, sarebbe meno che un vegetale che, come sappiamo, non manca tuttavia di rispondere ad alcuni stimoli.

Possiamo quindi dire che noi percepiamo il mondo che ci circonda, fatto di materia, di energia e di vuoto, anche se con qualche inganno, soltanto attraverso i nostri sensi impressionati direttamente, oppure attraverso gli strumenti o i sistemi audiovisivi delle tante apparecchiature, anche sofisticatissime, che la scienza e la tecnologia avanzatissima di fine millennio hanno messo a disposizione dell’uomo.

Percepiamo direttamente il calore di una fiamma, la presenza di un ostacolo attraverso il radar, la presenza del vuoto attraverso il moto inerziale. Non mi sembra nel modo più assoluto che, al livello delle attuali conoscenze scientifiche sia concepibile la presenza di energia, sia essa elettrica, termica, meccanica, radiante, ecc., che sia disgiunta dalla materia che l’abbia trasformata o prodotta per effetto di una reazione chimica, atomica, o per effetto della forza gravitazionale. Il vuoto è una entità a se stante, non legata alla materia, ma attraversata da corpi celesti, particelle, pulviscolo, ed inondata da onde elettromagnetiche ad alta energia e corpuscolare.

La scienza, benché dia prova del proprio assunto attraverso la sperimentazione, molte volte non è in grado di prevedere e prevenire effetti collaterali ed indesiderati che spesso si accompagnano alle invenzioni e scoperte che, nel bene e nel male, hanno fatto e fanno progredire l’uomo nel cammino della civiltà.

Nonostante tutto, la scienza non sempre è in grado di assicurare certezze.

Non saprei, sinceramente , in che modo inquadrare scientificamente e quindi secondo ragione, il puro spirito, sia esso santo o maligno. Certamente non è materia, perché, secondo la Chiesa, sarebbe tutto il contrario della materia stessa e non penso che sia il vuoto che significa spazio in cui ci sono materia ed energia che ad esso però non appartengono. Unica ipotesi possibile è quella di un Dio costituito di energia pura e cioè non prodotta dalla materia, nè legata a questa; ipotesi questa scientificamente respinta.

Tutta l’energia prodotta dalle stelle nasce dalla fusione degli atomi di idrogeno e quindi dalla materia e tutta l’energia che si sviluppa sul pianeta è legata direttamente od indirettamente alla materia stessa (energia solare, chimica, atomica e sue trasformazioni).

Anche volendo ammettere per ipotesi che Dio sia energia pura non legata alla materia, energia non significa intelligenza suprema, giustizia suprema, bellezza suprema, ecc., ma soltanto potenzialità che può esprimersi e manifestarsi con la capacità di vincere grosse resistenze quale può essere ad esempio la forza di un ciclone. L’energia è solo indice di potenza, di forza cieca che non ha la capacità di esprimere risultati analoghi a quelli dell’intelligenza umana elevata a modello insuperabile di saggezza infinita ed infallibilità quale, ad esempio, la pretesa giustizia divina.

Dimostrare razionalmente significa dimostrare scientificamente perché questa è l’unica via per evitare l’errore, l’unica via che smentisce immediatamente chi sbaglia, a prova di verità. Le verità filosofiche invece sono come gli elastici, i quali vanno dove li tiri. E siccome si sono sfornate verità

filosofiche a iosa, a seconda di cosa fosse stato sognato la notte precedente, queste cosiddette verità fanno parte delle teorie astratte che, attraverso sofismi più o meno stiracchiati da pseudoragionamenti, a partire dai primi pensatori, aspirano ad una dignità speculativa la cui discutibile validità può essere facilmente soppiantata dall’antagonismo di altre teorie astratte.

Verità razionale non è = verità filosofica.

Verità filosofica = teoria più o meno fantasiosa mascherata da sofisma!

Ebbene, mentre la scienza vera, quella che dà prova sperimentale del proprio assunto, ammette che possa esserci una certa percentuale di probabilità di vedere non confermate a pieno, in un domani, le verità di oggi, la Chiesa Cattolica, benché disponga di nessuna prova scientifica e quindi razionale delle proprie asserzioni, va sbandierando certezze assolute, verità assolute.

Non riesco a capire da dove salti fuori la scheda personale del Dio biblico, dato che questo, dopo aver accennato indirettamente alla sua figura (facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza), si è mai presentato agli uomini attraverso gli agiografi da lui ispirati. Avrebbe rivelato il suo carattere, le sue pretese, le sue volontà, le sue decisioni, le sue punizioni, le sue predilezioni,ecc., ma mai i suoi connotati personali, stando a quanto risulta sia dal Vecchio che dal Nuovo Testamento.

Avendo mai rivelato in che cosa si concretasse la sua Entità da noi chiamata Dio, costringe il Papa ad inventarsi qualcosa per appagare la curiosità dei fedeli ansiosi di fare la conoscenza col Dio che adorano.

L’omissione dovrebbe mettere il Papa in una situazione imbarazzante allorché venga costretto a dare risposte non facili e che all’osservatore esterno possano apparire addirittura puerili. Come si fa a dire se Dio avesse o non la barba, se fosse maschio o femmina, paterno o materno o entrambe le cose insieme, quale fosse la struttura fisica della sua persona (dato che l’uomo gli somiglierebbe). Eppure queste risposte vengono date, come da campione qui sopra riportato, ed anche con grande zelo stando alla dovizia di particolari che accompagnano la spiegazione dotta.

Per esclusione, non potendo Dio essere materia, viene definito puro spirito, quindi entità immateriale, forse pura energia. Dire però entità immateriale e pura energia solleva più dubbi di quanti possa risolverne, atteso che gli stessi assertori del puro spirito non sono in grado di dare una spiegazione plausibile alla loro invenzione.

Dato che noi non possiamo andare al di là della nostra esperienza, resta difficile immaginare una entità che, non potendo essere fatta di niente, si concretizzi in qualcosa di indefinibile e priva di organizzazione (cioè di un complesso di organi) che possa andare a costituire un’intelligenza addirittura suprema: come dire che l’intelligenza suprema debba essere necessariamente legata ad un supporto, sia pure divinamente strutturato, ma strutturato.

Come è dato di constatare, gli assertori di verità assolute brancolano nel buio e per avallare i loro dogmi dicono che bisogna credere col cuore senza mai chiedersi il perché. A questo punto mi viene però spontaneo chiedere: – Perché allora dare risposte sballate ricorrendo alla facile filosofia? Perché dare risposte che non si è in grado di dare dato che la Bibbia non le fornisce e la ragione non induce a darne una appena appena accettabile? Perché ricorrere alla ragione per poi dare risposte cervellotiche che fanno ingiuria alla ragione? Non è meglio rispondere: Sappiamo niente! Chi vuole creda!

Questa Chiesa medioevale, che vorrebbe invertire il corso della storia, ha mai detto, con un minimo di onestà, ci sono delle probabilità o molte probabilità che Dio esista? Mai!! Ammesso per ipotesi che Dio esista, mi chiedo dove sia il regno dei cieli, di cui parla la Chiesa Cattolica. In quello spazio piccolo piccolo immaginato dagli uomini di alcune migliaia di anni fa, per stare ai tempi più vicini a noi, oppure in quello immenso che spazia in miliardi di anni luce scoperto dalla scienza? Dato che la medesima parla del regno dei cieli dovrebbe anche dirci quale tipo di separè abbia adottato il Padreterno per dividere l’uno dall’altro! Non potendo insistere sulla rivelazione, si adatta ad allargare i confini del regno dei cieli in quello più grande dell’impero celeste offerto dalla scienza, come del resto si adatta ad allargare i confini della terra fino a comprendere continenti sconosciute all’epoca della rivelazione divina.

Non riesco a capire come si concili la figura di Dio quale puro spirito con quello di Gesù, della Madonna e dei Santi risuscitati, presenti in carne ed ossa. Mi chiedo a cosa serva il corpo nel regno dei cieli e come si concilino le esigenze del corpo, morto sulla terra e poi risuscitato, con la diversa realtà che lo circonderebbe. Come mai, ripeto, questa mancanza di omogeneità tra il puro spirito di Dio e di tutte le anime dei trapassati e l’insolita presenza della carne? Questo Dio che ha creato in quattro e quattr’ otto il cielo e la terra, dov’era prima della creazione? In un altro cielo diviso dal separè? Cosa faceva prima? Era disoccupato? Forse si, dato che dopo la creazione per inventarsi un’occupazione si è messo a fare il giudice supremo! Quando arrivano le anime degli uomini giornalmente, e sono tante, fa un processo velocissimo, anzi non lo fa affatto, sapendo già tutto a menadito, anche delle assoluzioni, delle indulgenze, delle penitenze anticipate dai terrestri, e dà subito la giusta destinazione: chi è stato bravo viene assegnato al paradiso e chi ha grandi meriti, dato il giudizio vincolante del Papa, viene subito messo tra i santi. C’è un solo Dio oppure più di uno, dato che qui sulla terra, tra le tante religioni e sette, ognuna se n’ è creato uno per conto suo il quale ha nulla da spartire con gli altri? Non e improbabile, stando al Dio unico di cui parla la Bibbia, che capiti di trovarsi nell’aldilà al cospetto delle anime di altri esseri intelligenti provenienti da miliardi di altri pianeti, dato che, è molto accreditata scientificamente l’ipotesi della esistenza di altri mondi abitati. Sempre che queste anime non abbiano un altro Dio a loro immagine e somiglianza.

Subito dopo il giudizio, i cattivi vengono spediti con foglio di via obbligatorio verso il basso, all’inferno che è al centro della terra per noi ed al centro degli altri pianeti per gli alieni, ove vengono accettati sempre volentieri da lucifero o dai tanti luciferi e dai rispettivi fuochisti ed assegnati ai loro posti secondo la gerarchia di merito che qui è a posizioni invertite (comandano quelli che hanno peccato di più e più gravemente).

C’è poi il purgatorio (pare che sia di recente istituzione, essendo apparso nel medio evo) che è una specie di penitenziario ubicato non si sa dove. Alla fine, scontata la pena, in tutto od in parte attesi i benefici che arrivano dalle indulgenze e dalle messe, si vola in paradiso, ultima aspirazione terrena e purgatoriale per godere della visione eterna di Dio.

In buona sostanza, in paradiso si passerebbe il tempo a contemplare eternamente il signore Iddio! Solo che, lasciatemelo dire, contempla oggi, contempla domani, e così via per sempre, la cosa può venire terribilmente a noia! Che barba, che noia; che noia, che barba!

Io preferisco finire con la morte. Come non esistevo in spirito prima di nascere, così non esisterò dopo la morte. Sono grato alla natura per aver avuto in comodato quegli elementi che sono andati a costituire il mio corpo; sarò lieto di restituire alla natura ciò che ho avuto soltanto in prestito. Forse, parte dei minerali che compongono il mio corpo andranno a dar vita ad una pianta che verrà brucata, magari, da un animale. L’acqua del mio corpo, passando dallo stato liquido a quello gassoso e da questo di nuovo allo stato liquido oppure a quello solido e così via, ritornerà al suo ciclo naturale, come tutto il resto, nell’eterno ripetersi del gioco del divenire.

Se effettivamente Dio, dopo aver compiuto l’opera grandiosa della creazione, si è dato il ruolo di giudice degli uomini, non avendo altro da fare, mi pare che si sia ridotto proprio male. Fa quello che, a volte, quando frequentavo le elementari, il compagno di classe, un po’ sul serio ed un po’ sul faceto, faceva segnando sulla lavagna i nomi dei buoni e dei cattivi, per poi riferire alla maestra temporaneamente assente. A mio modo di vedere il ruolo è talmente squalificante per il Dio dei credenti che è per me come vedere un Enrico Fermi o un Albert Einstein, persone geniali, dotate di grande intelligenza e di ingegno, ridotti per loro scelta a fare il bidello dell’università. Non per disistima verso una categoria degna di tutto rispetto, ma per dire che due elementi come quelli dell’esempio, sono preziosi se messi al servizio del progresso dell’uomo, ma sarebbero stati sprecati se impiegati in un’attività che non richiedeva la loro intelligenza e la loro preparazione professionale.

E che dire del giudizio universale, appuntamento finale nel quale ognuno dovrebbe riprendere il proprio corpo! Quale? Quello magari malandato e cadente della vecchiaia? Per fare che cosa? Che senso ha questo preteso destino dell’uomo? Possibile che mai alcuno si sia poste delle domande del genere per constatare che si versa nel paradosso più stravagante.

In tutta questa fumosità assurda ci vuole un bel coraggio per parlare di verità assolute, rivelate e razionalmente certe!! Iddio, secondo me, non esiste e, se esiste, si è mai interessato degli uomini, troppo microscopici per essere presi in considerazione. L’unica certezza che abbiamo è la mancanza più assoluta di certezza per tutto ciò che trascende la natura umana e la natura che ci circonda.

Quanto all’anima, credo che sia soltanto aria fritta spacciata per frittata.

I credenti sprecano tempo e danaro trastullandosi nella pia illusione di continuare ad esistere e guadagnarsi un posto di 1^ classe nell’aldilà per gaudere gaudium in eterno. Ho sentito dire da una credente ad una vicina di casa a cui era morto il marito già anziano: “Beato lui che ha finito di tribolare e che ora si trova nel mondo della verità”. Io oserei aggiungere: Peccato che chi è morto non è in grado di rendersi conto di non avere una seconda esistenza e ciò soltanto perché non esiste più! Per poter dire se c’è o non c’è qualcosa dopo la morte, bisognerebbe continuare a disporre di un cervello in grado di funzionare e cioè di quello che si possedeva in vita. Mancando un cervello viene a mancare anche la delusione derivante dal nulla perché per rimanere delusi occorrerebbe, ripeto, disporre di un cervello funzionante che purtroppo non esiste più.

Credo che un messaggio sia molto importante a prescindere dalla mille credenze: sappiamo poco o niente dell’immensità che ci circonda. Pur sapendo che la vita è breve, ci affanniamo per avere sempre di più, dimenticando che abbiamo soltanto un permesso di soggiorno che può scadere in qualsiasi momento. Se riuscissimo a vivere, in questo nostro breve viaggio terreno, nella consapevolezza costante di questa realtà ed a praticare l’amore in un mondo divenuto più giusto, riusciremmo forse a non sprecare la grande occasione decretata dal caso per lasciare di noi un’impronta che meriti.

Il tempo che scorre uguale per tutti è come un treno che ferma a tutte le stazioni. Ogni giorno c’è la fermata ad una di queste. C’è chi sale e c’è chi scende, perché c’è chi nasce e chi muore. Non è il viaggiatore a decidere quando deve salire e, salvo eccezioni (suicidio), quando deve scendere. C’è chi è salito da poco e chi viene da molto lontano. Chi viene da molto lontano ha perso molti compagni di viaggio e comincia a sentirsi solo al punto di desiderare quasi di scendere. C’è allegria ed un grande frastuono intorno a lui ma egli non partecipa o si sforza di partecipare perché è oramai stanco del viaggio. Chi non è sceso prematuramente, a seconda del tempo che ha dinanzi a se, può avere compagnia, fare progetti, darsi da fare per attuarli, divertirsi. Il treno del tempo viaggia inesorabile; non si sa quando è partito nè quando arriverà perchè il passato ed il futuro si perdono nella notte del tempo.

Vorrei terminare questo lavoro con una risposta che per la sua arguzia sembra una battuta.

Riportata dal libro intitolato “Dio ci ha creati gratis”, di Marcello D’Orta, è stata data da un ragazzino (quasi sicuramente da uno dei tanti “scugnizzi” che vivono più in istrada che in casa), di

una scuola elementare di Arzano, un paese dei dintorni di Napoli, il quale alla domanda rivoltagli nel compito di religione circa i motivi per cui Iddio ci avesse creati, rispondeva, nonostante l’indottrinamento, in modo intelligente, sintetico, spiritoso e furbescamente polemico: ”Se Dio ci ha creati sono cazzi suoi”.

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