Archivio per Maggio 2008

La Chiesa ha nulla da insegnare

30 Maggio, 2008

Il campo in cui la Chiesa Cattolica pretende di dettar legge per tutti, credenti e non credenti, è quello della morale la quale, oltre che essere predicata dal pulpito delle chiese, ha via privilegiata, a dispetto di tutte le altre confessioni, su quella dei media. E’ sempre presente per dare lezione.

La Chiesa Cattolica fa professione di una morale che si pretende dettata da Dio attraverso le sacre scritture, quindi ciò che distingue la morale cattolica da quella laica è che la prima si rifà ai comandamenti divini, mentre la seconda attinge ad imperativi etici dettati dall’intelligenza, dalla coscienza e dalla sensibilità dell’uomo.

Orbene, dato che Dio è per definizione della chiesa perfezione assoluta, sapienza, giustizia e bontà infinita ci si aspetta che ciò che è scritto nella Bibbia sia moralmente ineccepibile in quanto emanazione divina a differenza della morale laica che è frutto di una lenta anche se continua evoluzione del pensiero umano.

Ma c’è di più. (continua…)

La divina commedia è quella che si recita tutti i giorni

30 Maggio, 2008

Credo che la Divina Commedia sia, nel suo genere, tra le opere letterarie in versi la più grandiosa, oltre che per la dimensione del poema, per gli spunti culturali che spaziano un po’ in tutti i campi dello scibile umano. Dante Alighieri, il quale rappresenta certamente un’epoca in cui il sentimento religioso era l’elemento pregnante di tutte le manifestazioni della vita, immagina con la sua fantasia di compiere un viaggio attraverso l’Inferno ed il Purgatorio in compagnia di Virgilio ed attraverso il Paradiso in compagnia di Beatrice.

La figura del compagno di viaggio è indispensabile nell’opera per rendere possibile quel dialogo che in teatro si stabilisce tra il comico e la sua spalla per provocare le battute tanto apprezzate dal pubblico. (continua…)

Il bene dell’uomo è nell’umanesimo laico, non nella religione!

30 Maggio, 2008

Richiamandomi al pensiero di un osservatore, facevo notare in un precedente paragrafo come il comunismo, non essendo stato in grado di offrire, con la negazione di Dio, un qualcos’altro con cui sostituirlo, avesse lasciato nelle masse un senso di vuoto.

Il senso di vuoto è perfettamente comprensibile se si pensa che l’umanità fin dalla notte dei tempi è stata immersa fino al collo nel mare magnum di una religiosità ossessiva; è necessaria quindi una ben diversa presa di coscienza perché possa liberarsi dalla cronica piaga della falsificazione della realtà che, se vista da un’ottica diversa, dovrebbe condurla verso un nuovo modo di interpretare quei valori umani identificabili nelle conquiste etico-sociali dell’umanesimo laico, piuttosto che nell’espressione della pretesa volontà divina per bocca degli uomini. (continua…)

Più educazione laica e meno religione

30 Maggio, 2008

E’ opinione diffusa che le persone religiose siano migliori di quelle che vivono senza la fede in Dio. Credo che una tale opinione sia completamente errata se si pensa che la grandissima maggioranza degli uomini è formata da credenti delle varie religioni, oggi come nel passato fino a risalire alla notte dei tempi, e che questo mondo governato dai credenti non ha conosciuto altro che odi, disastri, guerre e distruzioni senza fine. (continua…)

La religione come terapia psichica

11 Maggio, 2008

Il padre del socialismo reale ebbe ad affermare che la religione è l’oppio dei popoli, ed, in verità, non credo che avesse completamente torto. Dato che l’oppio è una droga i cui effetti deleteri sono scientificamente provati, accettare tale definizione significa in un certo senso eguagliarla alla vocazione al suicidio. L’intenzione del famoso assertore tendeva a significare, a mio modo di vedere, che la religione crea torpore mentale, adattamento e rassegnazione all’ingiustizia, rifiuto della lotta e, con esso, stagnazione del progresso sociale, economico, politico, che indirettamente e metaforicamente porterebbe al suicidio collettivo. E’ una tesi questa che sposo solo in parte, date le mie ben diverse convinzioni politiche.

Io sostituirei la parola oppio con quella di placebo in quanto che, al contrario dell’oppio, il medesimo viene assunto nella convinzione che faccia bene. Chi lo prescrive sa benissimo che non ha alcun effetto positivo sulla malattia, però l’ammalato, essendo convinto del contrario, perchè indotto a crederlo, finisce con lo star meglio psichicamente ed, a volte, anche fisicamente dati gli intimi rapporti che intercorrono tra fisico e psiche. (continua…)