L’uomo alla ricerca di un protettore

By werehamster

Penso sia abbastanza facile intuire quali siano state le condizioni di vita in cui vissero i primi uomini sulla terra molte migliaia di anni fa.

Altro che giardino terrestre con tutte le delizie ed il Signore che facesse loro da balia!

Nel lontanissimo passato, con un cervello primitivo ed un aspetto animalesco, essi saranno andati alla ricerca di cibo (frutti e piccoli animali da cacciare), muniti di robusti bastoni, sempre guardinghi per difendersi dai predatori, con maggiori probabilità di successo se in gruppo, senza mai allontanarsi troppo da un rifugio, un albero o caverna che fosse. Avranno scelto per la notte una caverna piccola ed asciutta, con un foro non tanto grande che consentisse di chiudersi all’interno nella speranza di non essere sopraffatti nel sonno. Il buio con tutte le sue insidie sarà stata la loro ossessione, la luce, la liberazione da un incubo.

Se io fossi stato uno dei primi uomini avrei adorato il sole che dà luce e calore. Abbastanza evoluto fisicamente ma con la mente grezza del primitivo, la personificazione del sole cui attribuire atteggiamenti psicologici simili ai propri sarà stato un passo facile, come facile sarà stato supplicarlo e cercare di propiziarselo con offerte.

Nel corso di una continua, lunghissima, lentissima evoluzione, caratterizzata da un’ininterrotta modifica in meglio della strutturazione e delle capacità cerebrali, da un diverso aspetto morfologico, da una diversa postura che ne faceva un agile bipede, l’uomo ha finito per attribuire a varie divinità la capacità di dominare e governare gli eventi della natura, non senza inventare storie fantasiose circa le loro bizzarrie, i loro capricci, le loro passioni che ricalcavano perfettamente vizi, difetti e virtù dell’uomo.

Avrà cercato di capire il perché dei successi o degli insuccessi delle sue imprese; avrà fantasticato sul chi o cosa potesse influire positivamente o negativamente sul proprio destino. A fronte della necessità di una spiegazione agli accadimenti della vita quotidiana, favorevoli o sfavorevoli che fossero, compreso quello più drammatico della morte, ed alla constatazione della propria impotenza, non poteva non soccorrere che la fantasia, sempre arricchita di padre in figlio di nuovi particolari, fino a formare una specie di cultura dell’ignoto.

Tramandata di generazione in generazione, questa veniva accettata come veritiera, sia per deferente rispetto verso la saggezza degli avi, sia per la non verificabilità di talune esperienze straordinarie raccontate con dovizia di particolari e che ancora oggi fanno gridare al miracolo. Fatti e circostanze relativi ai viaggi, alla caccia, alla pesca, alle battaglie, ad eventi prodigiosi, raccontati verbalmente ed attribuiti all’influenza favorevole o sfavorevole degli dei, inevitabilmente arricchiti di nuovi particolari a seconda della fantasia del singolo, finivano per diventare realtà di vita e le varie divinità arbitre indiscusse delle sorti umane.

Tra il credere negli dei e pensare di ottenere la loro protezione il passo era breve.

Ecco quindi la costruzione di locali adatti alla celebrazione dei riti sacri durante i quali venivano offerti sacrifizi (doni di solito mangerecci), sia per propiziarsi la divinità prima di intraprendere un’attività, che per ringraziarla dopo il verificarsi di un evento favorevole, non senza cercar di conoscere in anticipo la volontà degli dei attraverso segnali (accadimenti a cui ancora oggi vengono attribuiti significati soprannaturali) che non tutti sarebbero stati capaci di interpretare. Poichè nella massa c’è sempre il più fantasioso, il visionario, il saggio, il furbo, ecco apparire la figura dello specialista, del sedicente dotato di poteri paranormali, dello stregone, del sacerdote e, con l’organizzazione, la costituzione di una casta cui competevano particolari privilegi di rango quale quello di non lavorare, essere mantenuto dai fedeli, essere circondato da belle fanciulle in una comoda mescolanza tra sacro e profano!

Poichè gli dèi non mangiano nè bevono, si abbuffano gli officianti alla salute ed a spese dei credenti ed a nome e per conto della divinità che, per bocca dei suoi ministri, avrebbe gradito tanto più volentieri quanto più sostanziosa fosse stata l’offerta.

Bastavano quindi un tempio ed una piccola organizzazione di mezzi e di uomini per creare l’opera di mediazione tra gli dei e gli uomini e quindi una chiesa.

Dato che la fantasia non ha limiti, c’erano quindi, ad esempio nell’antica Grecia, il dio del vento, il dio della caccia, il dio del mare e così di seguito, in una serie infinita di divinità imparentate tra loro a cui l’uomo si rivolgeva, come per gli attuali ministeri, a seconda della sfera di competenza, ogni volta che doveva intraprendere un’attività a rischio. Doveva affrontare il mare ed allora si rivolgeva a Nettuno ed Eolo; doveva andare a caccia ed allora si rivolgeva a Diana, e via dicendo.

Ed in effetti c’erano i vari templi, chi dedicato ad una divinità e chi dedicato ad un’altra ove i vari sacerdoti e sacerdotesse in pubbliche riunioni vi celebravano le funzioni sacre fatte di invocazioni, di preghiere, di sacrifici per propiziare il dio che in quel momento faceva al caso specifico. E più grande era il favore domandato, più consistente doveva essere l’offerta (una gallina valeva poco, un agnello valeva di più, una giovenca ancora di più). La povera bestia sgozzata con maggiore crudeltà per soddisfare l’esigenza del rito (ancora oggi vengono osservate certe pratiche barbare da appartenenti ad alcune religioni) veniva poi consumata in banchetti pantagruelici, a nome e per conto, come già detto, della divinità che partecipava in modo virtuale.

Le religioni monoteiste hanno molto semplificato la burocrazia sacra unificando i ministeri in un dio unico, anche se poi ci sono la varie “dependance”, almeno per la Chiesa Cattolica, dedicate ai vari santi ( il tempio di S. Gennaro, la basilica di S. Antonio, ecc.) i quali, avendo acquisito grandi meriti presso il Padreterno, hanno grandi possibilità di intercessione a favore di chi a loro si rivolge con devozione.

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