Con l’occasione della visita a Saint Louis il Papa, ignorando la storia, ha avuto da ridire anche sullo squilibrio oggi esistente nel mondo per la presenza di un’unica grande potenza ed, in riferimento alle vicende irachene, ha ammonito che bisogna bandire la cultura della guerra, della violenza per avere una pace vera. Parole sante, se non fosse per il fatto che la pace si fa in due, non per volontà unilaterale.
In tutto il mondo ci sono continuamente guerre e guerriglie, mediamente una settantina; ci sono quelle che cessano, quelle che iniziano e quelle che si protraggono.
Io mi domando perché mai il Papa che conosce una ricetta così facile per attuare e mantenere la pace non si presenti lui sui luoghi dello scontro, armato solo del crocifisso e delle buone parole, per far cessare le ostilità in nome della invocata fratellanza umana?
Mi domando perché mai non sia andato lui a liberare il Kuwait dalle armate di Saddam Hussein mentre rullavano i tamburi di guerra. Forse avremmo avuto lo stesso risultato senza i grossi costi anche in vite umane!
La recente visita del Papa in USA mi riporta alla memoria quella di tanti anni fa, compiuta dal gen. De Gaulle, quale presidente della 5^ repubblica francese, nel Quebec francofono, la quale venne molto criticata non solo dai canadesi di lingua anglosassone ma anche dagli altri paesi che vedevano in essa una indebita ingerenza negli affari interni di un altro stato sovrano e, per di più, democratico.
All’epoca, se non vado errato, gli abitanti dell’area di lingua francese rivendicavano l’autonomia amministrativa se non l’indipendenza, ed il gen. De Gaulle andò ospite in casa d’altri ad appoggiare quelle rivendicazioni.