Leggo testualmente sull’ottimo libro titolato “La chimica” del prof. Mario Rippa, edito nel 1990, circa le piogge acide:“La pioggia una volta era costituita da acqua pura (ph 7). Ora per l’inquinamento dell’aria anche la pioggia …… diviene sempre più acida. Fino a una quarantina di anni fa il ph della pioggia era intorno a 6, ora, sempre più spesso, in alcune regioni si ha una pioggia ph3. Una pioggia acida danneggia gravemente ed irreversibilmente la vegetazione (interi boschi in Germania ed altrove sono stati distrutti), acidifica l’acqua dei fiumi e dei laghi (con danni alla vita acquatica). Le combustioni responsabili di questo inquinamento avvengono nelle centrali termiche, nelle industrie, nel riscaldamento domestico e nei motori delle automobili e degli autocarri”.
L’unico rimedio suggerito è quello di risparmiare energia invece di sprecarla, dato che non è possibile non riscaldarsi, non muoversi e non produrre. Si è parlato qui solo delle combustioni non delle numerose altre fonti di inquinamento e di distruzione dell’ambiente; se esse venissero operate su scala mondiale nella stessa diversificazione ed intensità dei paesi più sviluppati ed industrializzati, parlare di catastrofe gigantesca non sarebbe sicuramente disquisizione accademica ma incombenza di drammatica attualità.
Si parla di solito di fame nel mondo per richiamare alla mente uno dei bisogni primari della vita, ma non si deve dimenticare che ogni uomo ha tutta una serie di bisogni legata ad una vita degna di essere vissuta. Ha necessità di una casa confortevole decorosamente arredata, riscaldata e rifornita di elettrodomestici, di mezzi di trasporto individuali e collettivi, di scuole, di ospedali ecc., che, se soddisfatta, non potrebbe non contribuire in proporzione a quell’inquinamento e distruzione della natura che ci ospita; oggi, per fortuna dei più favoriti e per disgrazia dei molti esclusi, la situazione è tale da lasciare ancora al pianeta una moratoria, una dilazione al peggio, da far segnare solo l’inizio di una fine forse inevitabile.
Le conseguenze della presenza di grandi masse affamate e disperate, sia per il superaffollamento che per la dissennatezza dei molti governi delle aree depresse, i quali preferiscono indirizzare le limitate risorse finanziarie al loro lusso sfrenato ed agli armamenti piuttosto che ad investimenti produttivi, sono le inarrestabili migrazioni verso i paradisi, senza volerlo reclamizzati dalle immagini televisive, in un esodo in crescendo che non conoscerà uguali. Siamo solo all’esordio!
Finora ho sentito la Chiesa Cattolica predicare molto bene in favore dell’accoglienza dei disperati che approdano nel nostro paese con incitamenti a fare di più, ma non ho ancora visto, salvo iniziative sporadiche di qualche zelante parroco di frontiera, aprire ai tanti bisognosi le porte del Vaticano e dei tanti palazzi ed istituti ecclesiastici vuoti o mezzi vuoti, per dare vitto ed alloggio e quant’altro rientri nella cosiddetta carità cristiana.
E’ indubbio che un mondo sempre più affollato che aspira legittimamente a migliorare la qualità della vita sul modello occidentale, ad un certo punto, se non nel 2050, nel 2100 manderà in crisi il sistema coinvolgendo sia paesi poveri che paesi diventati meno ricchi o ex ricchi ( non si possono fermare gli affamati con le armi), non appena la popolazione planetaria avrà raggiunto cifre da capogiro.
Penso che di fronte ad un tale disastro la Chiesa Cattolica, sotto la spinta di un’opinione pubblica fortemente allarmata ed irritata sarà costretta per sopravvivere a modificare molti suoi orientamenti oggi irrinunciabili. Mi chiedo, pertanto, perché non farlo subito senza aspettare il peggio ed evitare così di apparire l’impenitente coimputata del disastro.
E’ passato poco più di un secolo e mezzo dall’invenzione della macchina a vapore, primo tentativo riuscito di riscattare l’uomo dal lavoro svolto con la forza muscolare, unica risorsa che ha caratterizzato per secoli e secoli, fin dagli oscuri primordi, una vita di stenti fatta di molta fatica e di pochi frutti, ma il salto in avanti compiuto in questi ultimi anni è stato gigantesco.
L’uomo ha conosciuto in quest’ultimo periodo uno sviluppo in tutti i campi che ha superato le previsioni più ottimistiche. L’introduzione della macchina e dell’automazione computerizzata che hanno sostituito, rispettivamente, la forza muscolare da un lato ed, entro certi limiti, il cervello umano dall’altro, hanno cambiato completamente la qualità della vita in certe aree del pianeta ma l’hanno resa più insopportabile nelle rimanenti vastissime aree inesorabilmente condannate alla frustrazione, all’umiliazione e ad una giustificata invidia verso i più fortunati, nati, senza merito, in un contesto che ha offerto opportunità ad altri negate.
Combinazione in quest’ultimo periodo si vanno sommando due fattori negativi di portata apocalittica: da una parte la bomba demografica destinata ad esplodere e dall’altra un inquinamento crescente e continuo che, abbinato alla esasperata razzia delle risorse, mettono a rischio la vita sul globo.
Il circolo vizioso di cause ed effetti che si intrecciano inestricabilmente si possono così sintetizzare: dalla crescita senza freno della popolazione maggiore bisogno di incrementare la produzione saccheggiando ed inquinando la natura. Più saccheggio e più inquinamento significano più distruzione della natura e con essa dell’uomo destinato inconsapevolmente, se non ravveduto, a soccombere a quella stessa falsa morale che avrebbe dovuto salvarlo.
Tale processo può essere però notevolmente accelerato ricorrendo alle armi di distruzione di massa di cui non c’è che l’imbarazzo della scelta: armi atomiche, chimiche, batteriologice, tutte dagli effetti spaventosi.
Di fronte alla bomba demografica che nei paesi poveri vanifica puntualmente qualsiasi piano di sviluppo, alcuni governi come quello della Cina hanno preso saggiamente adeguate misure intese a contenere il fenomeno della crescita, ma gli strali di severa condanna lanciati all’indirizzo sotto l’etichettatura della dignità dell’uomo sistematicamente calpestata non si contano, anche perché nei paesi comunisti la Chiesa non ha avuto vita facile.
I governi comunisti hanno avuto purtroppo la non felice idea di combattere la Chiesa, come all’epoca dei romani, con le persecuzioni quali la detenzione dei preti, la chiusura e distruzione delle chiese ecc., alimentando così nelle masse, con la sensazione del martirio, un più profondo sentimento religioso spinto ad irrobustirsi ed espandersi, sia pure rifugiato nella clandestinità.
Le idee, a mio avviso, non si combattono con le persecuzioni ma con la stessa arma, cioè con altre idee, onde far sì che chi ha intelligenza e saggezza, svegliato dal torpore in cui è stato confinato e stimolato a riflettere, possa fare quelle scelte che altri hanno fatto per lui, mandando il suo cervello all’ammasso.
All’epoca della guerra fredda mi chiedevo perché mai gli USA, in possesso della bomba atomica non avessero minacciato l’URSS, subito dopo aver attaccato il Giappone, per abbattere la dittatura comunista ed avviare quelle popolazioni alla democrazia. A ben riflettere, facevo un grosso errore perché il comunismo sarebbe comunque rimasto nella mente degli uomini. I tanti convinti assertori della teoria dell’eguaglianza di fatto avrebbero continuato comunque a credere nella rivoluzione anticapitalista ed a lottare per essa a costo della propria vita.
Il mondo comunista, salvo gli irriducibili fanatici, si è ricreduto solo dopo che la formula marxista si è rivelata, alla prova dei fatti, fallimentare, battuta dalle conseguenze nefaste e perverse di una politica che da quelle idee traeva fondamento. Causa del crac clamoroso è stato un difetto genetico, non la conseguenza dell’opera di un Papa, come qualcuno va sostenendo.
Come già accennato in precedenza, la battaglia delle idee è possibile se c’è confronto aperto, leale, senza prevaricazioni ed ostruzionismi. Questo confronto in Italia è vietato perché la Chiesa teme questo piuttosto che le persecuzioni le quali, contrariamente alle aspettative dei suoi avversari, hanno sempre segnato la sua vittoria.
Con un tasso di inquinamento della terra, dell’aria e delle acque in continuo crescendo, col deserto che avanza, con la distruzione delle foreste e dell’ambiente, col dissesto idrogeologico e col saccheggio selvaggio delle risorse (si pensi soltanto alla pesca) non credo che occorra molta fantasia per capire verso quale catastrofe spaventosa l’uomo s’avvia, se non riuscirà a porre un freno alla crescita della popolazione nel mondo, già attualmente al limite della crisi se rapportata al territorio che può ospitarla.
Dato l’andamento esponenziale della crescita, i 6 miliardi di esseri umani di oggi potrebbero diventare 11 o 12 fra una generazione ed i 22 o 24 fra una cinquantina di anni facendo così esplodere la bomba demografica ben più dirompente delle bombe disponibili negli arsenali atomici.
Gli esperti, gli studiosi, gli scienziati già da tempo hanno lanciato l’allarme sul futuro dell’umanità, se non si corre ai ripari con interventi immediati nei vari settori, ma i politici, quasi sempre pressati da esigenze economiche, non danno per inteso o non prendono sufficientemente sul serio i ripetuti avvertimenti.
Quanto alla Chiesa, questa non manca di dare il suo contributo in negativo continuando, in un mondo sovraffollato ed in molte aree geografiche affamato, ad incitare alla crescita, attesa la mancanza di un limite temporale all’ordine del “crescete e moltiplicatevi” dato incautamente dal Padreterno qualche migliaio di anni fa. Si aspetta il contrordine, ma è ben difficile che possa arrivare, dato il disservizio nelle telecomunicazioni tra il cielo e la terra che è sopravvenuto dopo l’iniziale promettente buon andamento.
Ironia a parte, è il caso di osservare che i dati sono piuttosto sconfortanti. Alle parole di critica dei benpensanti scarsamente organizzati in piccoli gruppi laici dissenzienti, ricchi di sane idee ma poveri di mezzi, la Chiesa Cattolica contrappone imperterrita ed incurante la realtà dei fatti che la pone in una posizione strategica vincente. Ricchissima ed organizzata gerarchicamente come un gigantesco esercito regolare dotato di mezzi modernissimi, essa opera capillarmente ed a tempo pieno fiancheggiata da numerose organizzazioni e con l’ausilio zelante e gratuito della sterminata massa di credenti dotata a volte, ed a sua volta, di grossi poteri. Almeno in Italia si trova in una tale posizione di forza da poter essere paragonata ad uno Stato potentissimo costretto a fronteggiare l’azione di disturbo di qualche piccolo gruppuscolo armato soltanto di sassi ed uova marce!
Giovanni Paolo II nel condannare l’aborto, l’eutanasia, la sterilizzazione, la pianificazione delle nascite, ecc., equiparava il tutto al delitto legalizzato e portava i suoi affondi lucidi e durissimi non solo nei confronti di un’Italia che, a suo dire, andrebbe nella direzione sbagliata, ma contro tutta la comunità internazionale. All’ONU, difatti, ove lo Stato Vaticano è ammesso quale osservatore permanente di uno Stato non membro, la Chiesa Cattolica svolge un ruolo che non può più essere tollerato a causa dell’invadenza con cui tende a trasformare un Ente del tutto neutrale in materia religiosa, in un pulpito senza frontiere.
L’International Humanist and Ethical Union (Londra) e varie altre associazioni, tra cui, se ben ricordo, l’UNICEF, hanno rivolto un appello all’ONU affinché riconsideri la posizione della Chiesa Cattolica la quale, venendo parificata ad uno Stato senza averne il diritto, godrebbe in pratica di uno “status” privilegiato che non le spetterebbe. La Città del Vaticano, difatti, benchè dotata di un’organizzazione legislativa, giudiziaria ed amministrativa che la fa assomigliare ad uno Stato attraverso cui rivela tutta la sua potenza che non ha pari nel mondo (soprattutto in campo finanziario), è e rimane, data la sua organizzazione (solo preti) e le sue finalità (solo di carattere religioso), un Ente morale. Il piccolo territorio e la piena indipendenza che un paese civile quale è l’Italia le ha lasciato dopo le usurpazioni e gli abusi del passato, non le danno il diritto al riconoscimento di paese – Stato, secondo la comune accezione del termine. Al Vaticano manca quell’elemento essenziale che è la popolazione costituita da maschi e femmine che accoppiandosi danno vita al grande organismo sociale di cui cellula naturale è la famiglia. Manca la popolazione che spontaneamente si dedica alle più svariate attività nel campo produttivo commerciale e dei servizi. Lo Stato Pontificio di vecchia memoria era uno Stato, anche se uno Stato teocratico; la Città del Vaticano è solo una chiesa che avendo il suo pezzo di terra e la sua indipendenza organizzativa ed operativa come una qualsiasi corporation ha, a mio avviso, il diritto di predicare ma non dal pulpito dell’ONU!
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