Altro punto su cui la Chiesa Cattolica manifesta disapprovazione e severa condanna, non per motivi tradizionali e teologici ma a seguito di autocritica postuma imposta dai tempi, è la pena di morte prevista in molti paesi, tra cui gli USA.
Nel medio evo la Chiesa di Roma aveva una visione molto diversa circa la sacralità della vita quando questa apparteneva a chi, direttamente o indirettamente, dissentiva su principi basilari di fede o, a suo giudizio, era in comunione col demonio. La dittatura del credere, come già accennato in precedenza, non mancava di inquisire, torturare, processare, condannare a morte e giustiziare in nome di Dio, con un’ organizzazione ed un’ efficienza che aveva nulla da invidiare alle più spietate dittature del secolo. Ma c’è di più. Persino in tempi recenti, allorché afflitta anch’essa da problemi di criminalità, la Chiesa che reggeva le sorti dello Stato Pontificio, aveva in pianta stabile il boia il quale era piuttosto attivo nell’eseguire condanne a morte. Le cose sono poi cambiate, forse anche per ispirazione divina (prima, evidentemente, era ispirata dal maligno), e così la medesima è diventata la paladina del diritto alla vita.
Oggi non è più obbligatorio credere! Rimane solo l’obbligatorietà dell’indottrinamento, salvo libertà di esenzione!
Secondo la Chiesa la vita è un dono di Dio e quindi nessuno può arrogarsi il diritto, anche se espresso dalle leggi di uno Stato, di toglierla, sfrattando così innanzi tempo l’anima dal corpo che la ospita. Quindi nessuno tocchi Caino anche di fronte ai delitti più efferati.
Trovo sorprendente il fatto che la gente colta (si tratta del Comitato giudaico-cattolico, promotore della campagna contro la pena di morte) pecchi di grave incoerenza fino al punto di contraddirsi pur di cercare di salvare capra e cavoli.
Leggo testualmente su “La Stampa” del 7 / 12 / 99, sotto il titolo “Ebrei e Cattolici: abolire la pena di morte”, quanto segue: “Cattolici ed Ebrei hanno lanciato insieme una crociata contro la pena di morte. Anche se l’80 % degli americani è a favore della pena capitale, due delle più diffuse religioni del paese hanno deciso di dimostrarne l’infondatezza morale e teologica. – Come religiosi vogliamo ricordare ai politici americani che la difesa della vita umana è un dovere morale – ha spiegato Mark Pelavin, rappresentante della comunità ebraica riformata. – Dobbiamo dare la possibilità a chi ha commesso un reato grave, come un omicidio, di pentirsi e di cambiare la propria natura criminale – ha aggiunto il cardinal William Keeler ……- Non esiste fondamento biblico ad un tale castigo – spiegano i religiosi – nella Bibbia la legge dell’occhio per occhio non è stata mai applicata. E i rabbini del 2° secolo consideravano sanguinario un sinedrio che metteva a morte un uomo ogni 70 anni. Figuriamoci una corte del Texas –“.
Essere contro la pena di morte costituisce movimento d’opinione di tutto rispetto, purchè esso non si richiami alla legge morale e teologica contenuta nella Bibbia.
La cosa più sorprendente è data dalla sfrontatezza con cui il cardinale William Keeler, non smentito dalla Chiesa Cattolica, si permette di falsificare i fatti nel momento stesso in cui, contraddicendosi, fa saltar fuori la verità.
Difatti il medesimo, mentre afferma insieme al’altro religioso, che “non esiste fondamento biblico ad un tale castigo” ( si badi bene che stiamo parlando della Bibbia, Edizioni Paoline, presentata come autentica e vera perché ispirata da Dio), osserva che “nella Bibbia la legge dell’occhio per occhio non è stata mai applicata”. Nel prossimo capitolo sono riportati alcuni passi della Bibbia da cui emerge chiaramente il comando del Signore circa l’applicazione della pena capitale per molte trasgressioni, tra le quali, una in particolare, sanzionata con grande crudeltà: a carico di chi avesse commesso la “scelleraggine di sposare anche la madre, dopo aver sposato la figlia” la pena da infliggere era quella di essere bruciato vivo con esse”. Quindi sua eminenza, dopo avver falsato i fatti, si contraddice perché, dicendo che “nella Bibbia la legge dell’occhio per occhio non è stata mai applicata”, ammette ciò che prima aveva negato! D’altra parte dire che una norma di legge non viene applicata significa che essa esiste perché così aveva comandato il Signore Iddio e che gli uomini, menzogna anche questa, l’avevano ignorata.
Penso che l’adozione della pena di morte sia un fatto legato, come dovrebbe essere, più alla sensibilità verso chi ha subito un danno ingiusto che verso chi subisce, attraverso il diritto di punire dello Stato, un danno giusto. Dato che con la pena di morte non è più possibile tornare indietro in caso di eventuale errore giudiziario, essa, pur sempre espressione della cultura storica di un paese, dovrebbe essere comminata solo in caso di certezza assoluta di commissione del reato da parte dell’imputato-condannato; al bando quindi la sottocultura votata alla sommarietà che vorrebbe l’impiccagione provvisoria per misura precauzionale.
Tra la condanna alla pena capitale (morte immediata violenta) o all’ergastolo (grave riduzione della qualità della vita in attesa della morte liberatoria) non so quale delle due sia preferibile. Fatto sta che in Italia esistono né l’una, né, all’atto pratico, l’altra ( è in discussione l’abolizione dell’ergastolo) per la prevalente tendenza al pietismo ed al perdono che fa ingiuria alla vittima più di quanto ne abbia arrecata l’azione del reo.
In Italia, sotto la spinta del buonismo cattolico imperante, si va verso quella indulgenza plenaria generalizzata che, tra non molto, farà del nostro paese, il paradiso del crimine.
Tra lungaggini processuali, amnistie ricorrenti, condoni, attenuanti, benefici vari e le molte probabilità di farla franca, specialmente per reati contro il patrimonio come il furto e la rapina, in continua escalation, la legge penale fa paura soltanto alle persone pacifiche ed oneste che non infrangono.
Di fronte a certificati penali da scorrere come il rosario per numero di condanne subite, c’è da ritenere che in Italia è possibile fare del reato una professione e quindi non c’è da stupirsi se, date le condizioni ambientali favorevoli, si possa importare malavita. Per venire in Italia e rimanerci, non c’è bisogno di passaporto; bisogna solo buttar via i documenti ed inventarsi sempre un nome diverso ogni qualvolta si venga pizzicati dalla polizia.
Io penso che per proprie convinzioni religiose si possa essere contrari alla pena di morte e che la Chiesa Cattolica, nell’ambito della sfera delle proprie competenze e missione nel mondo, abbia pieno diritto di conquistare i propri fedeli, giusto o sbagliato che sia, al rispetto della vita sempre e comunque. Trovo però sbagliato, presuntuoso ed invadente andare in casa d’altri e tradurre in atto la pretesa di insegnare, richiamare, rimproverare e, virtualmente, strattonare il popolo americano, in persona del suo presidente, perché le leggi di quel paese, largamente condivise dal popolo, vengano modificate nel senso più congeniale alla Chiesa di Roma.
Posso capire la predica rivolta ai fedeli in una chiesa, anche se in un paese straniero, ma un sermone dal tono fermo, severo e, direi, irriguardoso, quale è stato pronunciato il 26 / 1 / 99 dinanzi alla televisione di tutto il mondo, alla presenza di Bill Clinton, presidente non di una repubblica delle banane (sarebbe stato comunque non accettabile) ma dello Stato più prestigioso e potente della terra, venuto per l’occasione fino a Saint Louis per assolvere ai doveri di ospitalità, mi è sembrato il colmo della scortesia per non dire di peggio.
Non mi pare che ci siano capi di altre chiese presenti nel mondo che al pari di quello della Chiesa Cattolica faccia nei cinque continenti turismo pastorale perpetuo e rivolga, nelle sue reiterate sortite, prediche, paternali e severi ammonimenti a tutti.
Credo che Bill Clinton abbia registrato l’affronto ma, con grande signorilità, abbia abbozzato e, nonostante tutto, abbia osservato una condotta esemplare fatta di attenzione e di attenzioni, sempre paziente e sorridente.
E c’è anche chi, come Gabriele Romagnoli, su “La Stampa” del 27 \ 1 \ 99 fa anche della facile ironia sul presidente americano, scrivendo tra l’altro: “E’ certo una questione ideologica: dall’aborto alla pena di morte, dall’omosessualità all’uso della forza, Wojtyla e Clinton si dividono profondamente. Ma esiste in questa contraddizione un’ ulteriore componente che porta alla mancanza di rispetto effettivo ……Clinton, ha fatto accogliere l’arrivo del pontefice, che si era pronunciato contro i raid in Iraq, da una scarica di bombardamenti sui civili a Bassora. Poi lo riceve deferente, lo conduce al palco con esibito affetto, ma è la commedia delle parti nella quale eccelle…….Clinton è un barattolo di yogurt: comprato sei anni fa, fra due scade. Si agita per lasciare un’eredità che non sia solo una barzelletta oscena”. Io risponderei a questo censore non privo d’odor d’incenso che Bill Clinton “fra due anni scade” perché ha niente a che fare con le varie dittature a vita, che ha mai professato di essere un santo, che ha continuato a fare il suo mestiere di presidente per quanto riguardava i rapporti con l’Iraq senza modificare in meglio o in peggio i suoi programmi, che si è mai recato in Vaticano per dire al Papa cosa deve e non deve dire o fare. Aggiungerei che il medesimo, in quanto persona dotata di rispetto per la funzione ed il ruolo del Papa, ha manifestato stima e cortesia nel lasciar dire senza replicare, come avrebbe ben potuto fare, sia pure in un modo garbato di fronte ad una provocazione pubblica; ha insegnato, a mio modo di vedere , qualcosa, cioè il rispetto, anche per i capelli bianchi, anche se non ispirato da Dio.
Osserverei ancora che discrezione e rispetto avrebbero dovuto consigliare al Papa di affrontare quei problemi che gli stavano a cuore, eventualmente in un colloquio privato che certamente non gli sarebbe stato negato dalla Casa Bianca.
Quello che sorprende nella Chiesa di casa nostra e nel Papa che la rappresenta è questa convinzione di essere gli unici depositari di verità assolute e di regole di condotta dettate da Dio, da imporre a tutti col piglio a volte bonario ed a volte severo che è proprio del maestro di fronte alla resistenze ed alle disubbidienze degli educandi, dimenticando che quelle verità e quelle regole sono solo sue e dei suoi seguaci che in esse credono!
Non ho notato da parte di altre chiese, monoteiste e non, e dei loro capi, la presunzione e la pervicace invadenza che caratterizza viceversa la Chiesa Cattolica, presente ovunque e sempre pronta a dare lezione a chiunque.
Non credo che a lungo andare, specialmente ai tempi d’oggi, questo tipo di politica possa essere , come auspico, sempre producente.
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