Vietato compiere atti impuri

By werehamster

I divieti proclamati dalla Chiesa nostrana iniziano già prima della vita di coppia. Nessuno osi congiungersi carnalmente se non dopo il matrimonio, sacramento che può essere amministrato solo da un rappresentante di Dio sulla terra ad hoc abilitato dalla burocrazia ecclesiastica, ed il congiungimento non deve avere altro scopo se non quello di procreare figli.

Se si pensa che anche l’atto impuro è peccato e quindi condannato dalla Chiesa, c’è ragione di ritenere che la stessa sia ossessionata dal sesso il cui impulso andrebbe represso come cosa sporca e vergognosa da relegare tra i più bassi istinti dell’uomo.

Come dire che per la Chiesa Cattolica sarebbe meglio se il sesso non esistesse, ma dato che la natura, che è opera di Dio, ce l’ha fornito ed è indispensabile per procreare, viene accordato il rapporto ma solo per fare figli. Tutto il resto è peccato.

Oggi i tempi sono cambiati e molti credenti seguono incuranti la loro strada.

Di fronte ad una regola di condotta sessuale così repressiva, ripetuta ai giovani con martellante insistenza, io mi chiedo quanti abbiano avuto nel lontano passato la vita di coppia rovinata dalla mancanza di una sessualità vissuta nella sua pienezza, pur toccati da un profondo sentimento d’amore, per tutta una serie di handicap comportamentali fatti di imbarazzo, di timidezza, di mancanza di spontaneità e di abbandono per effetto di soggezioni, di fobie, di timori indotti che si agitano nelle acque profonde dell’inconscio.

E non parliamo dei divieti di cedimenti a libertà e fantasie erotiche giudicati degni di prostitute da strada, qualora l’atto non sia contenuto nei limiti dell’essenziale voluto dalla natura.

Si pensi per un momento cosa possa essere il primo rapporto sessuale dopo le nozze e dopo che i promessi sposi, in omaggio al precetto della Chiesa, abbiano condotto effettivamente una vita in perfetta castità reprimendo qualunque impulso spontaneo che potesse significare peccato. Io penso ad un completo disastro, sia perché ciò che sarebbe dovuto essere il frutto della spontaneità e dell’abbandono vissuto come un’occasione splendidamente offerta dall’imprevisto, magari in un momento di maggiore poesia per il tempo ed il luogo in cui la coppia, frequentandosi, possa essersi venuta a trovare, diventa un atto dovuto (diritti e doveri dei coniugi), autorizzato, non diversamente, per analogia, dal lasciapassare per uno spettacolo dopo aver pagato il biglietto. Diventa un atto intimo non guadagnato per gradi attraverso la conquista, ma un atto consumato tra l’imbarazzo e la vergogna tra due sconosciuti sul piano sessuale muniti però del permesso concesso dall’autorità ecclesiale.

E’ mia convinzione che le conseguenze di un tale sistema educativo condotto dalla Chiesa Cattolica, assecondata da genitori a loro volta già penalizzati per tradizione di famiglia, abbia ripercussioni a carattere permanente su tutta la vita sessuale di coppia che non si esaurisce col primo rapporto. Per la Chiesa la castigatezza dei costumi dettata dalle regole libera lo spirito dal peccato della carne con cui ci si misura comunque, atteso che una volta la donna dopo il parto doveva sottoporsi ad un rito di purificazione perché contaminata dal sesso all’atto della fecondazione.

Così stando le cose, il matrimonio voluto dalla Chiesa è a sorpresa , né più e né meno, come l’uovo di Pasqua. E la sorpresa potrebbe essere veramente grande, se, a coronamento di una condotta ligia alle istruzioni ricevute, il salto nel buio non è fortunato.

Si potrebbe scoprire di non essere fatti l’uno per l’altro, quando è troppo tardi, per vari motivi attinenti alla sfera sessuale, a partire dalle anomalie anatomiche (malformazioni) o funzionali gravi, quali frigidità ed impotenza, fino ad arrivare ad incompatibilità comportamentali variamente avvertite come offesa alla dignità, al pudore, alla moralità di quel coniuge che più accanitamente ha difeso la propria illibatezza prima del matrimonio.

L’inevitabile conseguenza di tali scoperte sono delusione profonda, frustrazione, conflittualità, infelicità. Quale è la risposta della Chiesa? Niente paura. Scopo del matrimonio per un buon cristiano è dare un figlio a Dio, non la conquista della felicità, auspicabile, aleatoria evenienza in questa valle di lacrime. Si impone, giocoforza, adattarsi, comprendere, rassegnarsi al volere di Dio, e, soprattutto, sfogarsi nella preghiera che deve mai mancare!

Nessuno osi dividere ciò che Dio ha unito!

La donna fino a non molti anni fa si è piegata e rassegnata alla propria frustrazione sulla scia di una tradizione che imponeva la sottomissione, l’umiliazione e l’obbedienza. L’ipocrisia cattolica ha sempre esaltato l’unità familiare fondata sul matrimonio religioso ignorando l’infelicità della donna destinata a far figli.

Nella peggiore delle ipotesi rimane pur sempre la scappatoia dell’annullamento con cui, attraverso il Tribunale Ecclesiastico, viene dichiarato che il matrimonio è mai venuto ad esistenza e si da quindi la possibilità di risposarsi con la benedizione di Dio. Se non ci sono gravi oggettivi motivi e si è avuta l’accortezza di non fare figli, basta far confermare da alcuni testimoni compiacenti che uno dei coniugi aveva manifestato in sua presenza, prima del matrimonio, il proposito di non voler figli, ed il gioco è fatto. Se non vado errato motivo sufficiente è anche quello di non voler educare la prole al cattolicesimo.

Quando per la legge civile il matrimonio in Italia era indissolubile, si trattava in sostanza di un provvidenziale espediente, di una specie di divorzio alla clericale che, dando spazio alla furbizia delle parti, faceva entrare dalla finestra ciò che non poteva passare per la porta. Essendo vietato sciogliere il vincolo, molte coppie d’èlite trovavano comodo far apparire che era venuto a mancare uno dei presupposti essenziali del matrimonio religioso.

E’ stato obiettato che il Tribunale ecclesiastico, come ogni altro Tribunale civile e penale, decide sulla base delle risultanze processuali e quindi la pretesa ipocrisia può riguardare, caso mai, soltanto le parti ed i testimoni che, rispettivamente, deducano e depongano il falso, non certamente i giudici.

Il fatto è che l’ipocrisia non è dei magistrati nella loro veste di componenti del collegio giudicante, ma di tutta la Chiesa come istituzione di cui i magistrati fanno parte, atteso che la medesima non possa ignorare la diversa realtà pratica.

Se è vero che in Italia, di nome, sono quasi tutti cattolici e che la maggioranza, in occasione del referendum, non si peritò di schierarsi a favore dell’aborto e del divorzio benché gravemente sanzionati dalla Chiesa, si può immaginare quale possa essere l’atteggiamento della maggior parte di loro verso l’istituto dell’annullamento. Forzare l’annullamento del matrimonio con l’automatica trasposizione di certi valori dal campo civile a quello religioso, significa per il cattolico che contesta: 1) mettere la coppia in una posizione di perfetta regolarità formale nel contesto sociale in cui vive, che è poi la cosa che conta veramente, con la possibilità di celebrare le nuove nozze in Chiesa; 2) superare, attraverso un atteggiamento critico, un divieto non condiviso; 3) non porsi affatto un problema di coscienza non essendo questo minimamente avvertito.

Secondo il principio della “doppia conforme” l’annullamento del matrimonio può essere pronunciato solo con sentenze concordi, attraverso due gradi del giudizio (primo grado ed appello dinnanzi a Tribunali Regionali diversi). Il doppio diniego non dà diritto ad impugnazione ulteriore. Solo in caso di giudizi difformi si può ricorrere al Tribunale Rotale (un tempo detto della Sacra Rota) che decide in ultima e definitiva istanza. Quindi almeno due gradi del giudizio, più uno eventuale.

Anche se è stato affermato che il costo non è tanto diverso da quello per una causa condotta dinanzi ad un Tribunale Civile, dubito molto che la cosa risponda a verità, sia in dipendenza di quanto ho sempre sentito vociferare nel passato, sia per l’inevitabile aggravio del doppio grado del giudizio.

Data la sbandierata meticolosità e scrupolosità con cui verrebbe svolto il processo, ciò che pare non sia tanto diverso riguarda invece il tempo di attesa, salvo che, con una congrua offerta alla Chiesa, non si compia il miracolo! Se il miracolo è proporzionato all’offerta e questa è di tutto rispetto, nessuno mi toglie dalla testa che il miracolo stesso possa andare a toccare anche la coscienza dei giudici e meglio disporla in favore degli istanti.

Emblematico è il caso della principessa Carolina di Monaco per la straordinaria rapidità con cui venne annullato il di lei matrimonio! Oggi però le cause di annullamento dovrebbero essere al minimo storico, sia per la presenza del divorzio, sia per la maggiore libertà di costume che ha rivoluzionato in questi ultimi anni la mentalità della gente, sempre più incline ad accettare anche le unioni di fatto.

In forte dissonanza con la nuova cultura laica che coinvolge anche una vasta schiera di cattolici, gli strali della Chiesa si appuntano contro tutto quanto suoni come pratica sessuale al di fuori del matrimonio religioso, unico ed indissolubile, sia essa eterosessuale che omosessuale, anche se sorretta da affetti consolidati da anni ed anni di convivenza.

La condanna morale, giusta od ingiusta che sia, non è rivolta soltanto ai fedeli, come sarebbe del resto comprensibile, ma a tutti e si è sempre espressa attraverso il nostro parlamento, più sensibile alle pressioni del Vaticano che alle istanze popolari volte ad ottenere riconoscimenti giuridici a realtà di fatto sempre ignorate per intima convinzione o, peggio, per i più, per calcoli elettorali dei politicanti di turno.

Con il piglio di Mosè che, come nel film dal titolo omonimo, si trasfigura in un contesto che esprime la potenza di Dio, i continuatori dell’opera di S. Pietro, in atteggiamento ieratico, ispirato, quasi in uno stato di fanatica esaltazione, arrivano addirittura ad additare dal pulpito i pubblici peccatori come riportato da un lontano fatto di cronaca, (i coniugi presi di mira si erano sposati civilmente) e tuonano contro chiunque osi sfidare la legge del Signore.

La grande conquista civile del divorzio si deve al referendum popolare vinto a seguito di una battaglia selvaggia e non certamente al merito di quei tanti parlamentari i quali, tradendo la fiducia del loro elettorato, manifestano intenzioni e volontà personali diverse da quelle dei rappresentati di cui, viceversa, sarebbero dovuti essere espressione.

Capita così che qualche volta, per il divorzio come per l’aborto, i due poteri, quello della Chiesa e quello del principe, abituati a spalleggiarsi a vicenda, siano stati clamorosamente sconfitti dal voto del cittadino-credente il quale, tra la cieca obbedienza e la voce della coscienza, ha dato ascolto a quest’ultima.

Bisogna dire che soltanto la volontà popolare, la quale ha fatto prevalere il buon senso sulla finzione, ha consentito ad un gran numero di famiglie irregolari, a volte con presenza di figli, di ottenere un nuovo status giuridico attraverso un nuovo matrimonio sorto sulle ceneri del precedente. Mentre i progetti di legge rimangono nel cassetto, lo Stato italiano continua a rendersi tutore ed arbitro della moralità sessuale osservata in camera da letto. Rendendosi paladino della moralità cattolica imperante, lo Stato disconosce ogni diritto alle coppie omosessuali, private, senza loro colpa, della possibilità di creare tra loro, un vincolo giuridico.

Conseguenza inevitabile della condanna morale di origine biblica, sono la discriminazione e l’emarginazione sociale a cui, fortunatamente, ha posto parzialmente rimedio la scienza medica riqualificandola quale tendenza psicofisica imputabile alla determinazione biochimica piuttosto che alla facile sbrigativa etichettatura di perverso vizio peccaminoso, non disgiuntamente da una recente diversa riabilitazione e riconsiderazione sociale, dettata da una cultura non bacchettona, più avanzata sul piano del rispetto della libertà individuali, più illuminata e più matura.

Per nulla usciti dal tunnel dell’oscurantismo medioevale che continua ad opprimerci, i tanti irregolari condannati ad essere ignorati dalla legge sono tutt’ora privati dei molti diritti, provvidenze e benefici di cui godono le coppie unite in matrimonio. Però, se è vero che la legge contrassegna la cultura di un’epoca, c’è da sperare che nel processo di adeguamento al nuovo modo di sentire e di pensare, la ventata innovatrice non tardi a sensibilizzare i responsabili dell’evoluzione storica del diritto positivo.

Quanto poi al celibato dei preti, non so fino a che punto la castità forzata corrisponda alla fisiologica mancanza di interesse per l’altro sesso. Credo, al contrario, che sesso vietato sia per molti, specie se di giovane età, causa di gravi crisi di astinenza, di tormento dei sensi, di onanismo, di devianze, di sensi di colpa, di arrangiamenti nella clandestinità, di timori di essere scoperti, di infelici adattamenti ed equilibrismi.

La reazione della Santa Sede di fronte allo scandalo provocato dalla pubblicazione del libro titolato “Via col vento in Vaticano” è la ulteriore conferma di un atteggiamento in linea con la politica ipocrita di ignorare la realtà in omaggio all’immutabilità di un principio ed all’esigenza di fare in modo di non far sapere (i panni sporchi vanno lavati in famiglia).

Infine la bellezza femminile è stata sempre ritenuta, per tradizione cattolica, non un miracolo della natura da esibire, ma opera del demonio che, se non castigata, porta con la seduzione al peccato.

All’incarnazione del male rappresentato da Eva che si lasciò tentare dal serpente e peccò, viene contrapposta la figura fulgida della Madonna che, simboleggiando la verginità, schiaccia la testa del serpente in un tenzone perpetuo tra il male ed il bene che vede vincitore questo su quello, il battesimo sul peccato originale, la preghiera sul peccato.

L’atteggiamento del Tribunale dell’Inquisizione nel corso del processo celebrato sotto l’insegna del crocifisso era nei confronti della donna accusata di stregoneria, specialmente se bella ed attraente, di una durezza demoniaca per sadismo e crudeltà.

Considerata emanazione del demonio, veniva torturata senza pietà nella carne con la segregazione per tutto il periodo del processo, fino all’esecuzione, in prigioni umide, buie e fetide per la sporcizia, alla mercé di topi, scarafaggi e di chi avesse voluto abusarne e, nello spirito, attraverso un interrogatorio condotto col sorriso sulle labbra, sul filo dell’ironia e del bieco sarcasmo, costituito da domande dettate spudoratamente da pruriginosa morbosa curiosità sulla vita sessuale dell’imputata oltre che sul commercio col demonio.

E’ superfluo sottolineare come, nonostante il diniego della stessa, le venissero attribuiti, per fiaccarne la resistenza, minuti particolari intimi, con tendenziosa insistenza, secondo testimonianze passate alla storia.

Molto eloquente in proposito è il libro dal titolo “La Chimera” di Sebastiano Vassalli, in cui si parla appunto di una povera fanciulla, bella per sua disgrazia, la quale, accusata di stregoneria, venne torturata, violentata, condannata e bruciata viva sul rogo.

Mi è capitato di leggere su “La Stampa” quanto ha scritto il Sig. Renato Patelli di Rivarossa a Oreste Del Buono, titolare di una rubrica di corrispondenza col pubblico. Avendo toccato marginalmente il tema dell’inquisizione ed avendo trovato la lettera molto interessante, penso di far cosa acconcia nel sottoporla all’attenzione del lettore. Ecco il testo. “A Roma, in campo dei fiori, non potendo rimirare per l’ennesima volta il monumento a Giordano Bruno (in via di imbellettamento in vista dell’inquietante Giubileo cattolico), mi sono ricordato che il mercoledì delle ceneri del 2000 il Papa chiederà perdono per le nefandezze dell’inquisizione. Non so che valenza morale abbia una richiesta così retorica e, tutto sommato, priva di significato. Ritengo che perdonare significhi assolvere da una colpa commessa, ma, di grazia, si può chiedere perdono quando vengono a mancare i soggetti che dovrebbero perdonare? Ma che razza di commedia è mai questa? Certo, si potrebbe obiettare che l’assassinio è perpetrato e non potendo i morti resuscitare, ci si potrebbe almeno cristianamente riarmonizzare. Ma la Chiesa non potrebbe accompagnare la richiesta di perdono con l’unico gesto eticamente accettabile, la restituzione degli immensi beni accumulati attraverso la condanna all’infamia delle centinaia di migliaia di persone ree, all’epoca, di pensarla diversamente? I poveri di tutto il mondo gliene sarebbero immensamente grati”.

Parlando di errori della Chiesa, un lettore, che alla stessa rubrica firma “Un docente di religione cattolica”,così si esprime: “La Chiesa impiega secoli per rendersi conto dei propri errori, e secoli ancora per dichiararli pubblicamente. Meglio tardi che mai. Il fatto è però, che non si può chiedere perdono per il male fatto, e continuare a compierne: io ti percuoto e, mentre lo faccio, ti chiedo scusa per le percosse. Purtroppo esistono tuttora troppi “roghi psicologici” le cui fiamme sono ben vive: per spegnerli tutti occorre un radicale cambiamento, altrimenti il pentimento non ha senso alcuno.

Oggi la Chiesa potrebbe benissimo, evangelicamente, accogliere a Roma con rispetto e delicatezza gli omosessuali (le parole rispetto e delicatezza sono tratte dal catechismo della Chiesa Cattolica – n° 2358 – a proposito della omosessualità innata), ma se proprio non le riesce, perché non ignorare il fatto?”

Di fronte alle molteplici conferme di quanto vado affermando non bisogna meravigliarsi. Questa è solo una delle tante storie di intolleranza religiosa che non può non generare intolleranza, in una reazione a catena purtroppo senza fine. Se la nostra società non fosse disciplinata ed organizzata secondo certe leggi discriminatorie di ispirazione cattolica, avallate e fortemente sollecitate dal Vaticano, sicuramente i tanti omosessuali scesi in piazza a Roma per manifestare in difesa dei loro diritti negati, non avrebbero avuto motivo di esprimere tutta il loro sdegno contro lo Stato Italiano e contro la Chiesa Cattolica. La manifestazione non ci sarebbe mai stata come mai c’è stata quella degli eterosessuali! In Italia ed in molti altri paesi occidentali in cui esiste una maggioranza cattolica la contestazione sul piano ideologico si esprime in modo molto civile, e, per quanto accanito, si arriva quasi mai allo spargimento di sangue. Diversa è invece la situazione in altri paesi ove il cattolicesimo è in netta minoranza, più o meno bilanciato dalla presenza di altre religioni, oppure apertamente osteggiato come nei paesi comunisti. Si può immaginare quale possa essere l’atteggiamento di coloro i quali, di altra fede, vedano minacciata la propria cultura, le proprie tradizioni ed il proprio potere dal persistente tentativo di conversione al cattolicesimo operato delle numerosissime missioni sparse nel mondo e dei tanti viaggi del Papa; dall’intolleranza si passa all’odio e dall’odio alla violenza.

Andrea Riccardi, presidente della Comunità di sant’Egidio, in un libro che s’intitola “Il secolo del martirio”, riporta non la storia di qualche cristiano coraggioso, ma quella dei martirii di massa, delle persecuzioni e dei massacri subiti, a mio avviso, in questo come nei secoli passati, dalle falangi missionarie, incoraggiate, organizzate e mandate allo sbaraglio per allargare, col pretesto dell’aiuto e della carità umana, il potere della Chiesa Cattolica nel mondo.

Allo Stato Maggioe del cattolicesimo che sguazza nel lusso dei palazzi vaticani e si ammanta di potere economico, finanziario, politico e religioso, così connaturato da essere unanimamente scontato e riconosciuto, importa dei tanti che si sacrificano e si immolano nella conquista alla fede né più e né meno di quanto possa importare ad un generale che, nella difesa della patria, deve portare il suo paese alla vittoria: il fine giustifica i mezzi. Se Dio ha detto per bocca del suo fondatore andate e predicate e molti soccombono nell’espletamento della loro missione nel mondo, sia benedetto il sacrificio di questi martiri della fede che fanno grande la Chiesa Cattolica la quale, per nulla sfiorata dagli scrupoli, fedele nei secoli alla volontà del suo fondatore, sacrifica senza batter ciglio i suoi uomini migliori. Così è stato e così sia nei secoli dei secoli. Amen.

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