Di fronte ai grandi mali che hanno afflitto ed affliggono l’umanità, da molto tempo mi vado chiedendo se il male prodotto dalle religioni non superi di gran lunga il bene ripetutamente vagheggiato nelle predicazioni dal pulpito.
Come la storia insegna, gli uomini, giusto o sbagliato che sia, hanno molti motivi per essere divisi e quindi di trovarsi su fronti diversi, in una posizione di conflittualità, sia a livello popolare che personale.
La diffidenza, l’incomprensione, il sospetto, la paura, l’insofferenza fino ad arrivare all’astiosità ed all’odio possono trarre origine da tutta una serie di pulsioni e pregiudizi dovuti alla diversità quali il colore della pelle, la lingua, gli usi, il costume, il modo di vivere e di rapportarsi agli altri e non ultima la religione.
Nonostante i tentativi di integrazione condotti sulla scorta della filosofia della tolleranza largamente accettata in via teorica, non mancano i ricorrenti punti di frizione da cui le minacce e gli scontri, particolarmente quando entrano in gioco grossi interessi economici che ne esaltano la valenza.
Non sono mancate in passato e non mancano oggi vere e proprie guerre e scontri sanguinosi scatenati, condotti e perpetuati all’infinito, tra alti e bassi, con inaudita violenza, in cui l’insofferenza e l’odio religioso non abbiano un ruolo concorrente se non determinante.
La storia che ha insegnato niente, è il caso di dirlo, è stata scritta con le lacrime ed il sangue degli uomini che, aizzati all’odio ed intruppati, volenti o nolenti, sono stati spinti gli uni contro gli altri a scannarsi a vicenda senza pietà.
I condottieri più ambiziosi e crudeli sono proprio quelli che hanno avuto più spazio nei libri di storia a cominciare dall’epoca più remota fino ai giorni nostri e mai alcuno che si battesse per una turpe causa. Non uno che non agisse a nome del popolo e per il popolo che era poi quello che ne pagava il pesante costo in sacrifici e vite umane e non uno che, nonostante la patente aggressione, rivendicando qualcosa a pretesto, non parlasse di guerra santa e non chiamasse a testimone Dio.
Persino le armate di Hitler, uno dei più grandi criminali che la storia ricordi, portavano inciso sulla fibbia del loro cinturone il motto: Gott mit uns (Dio è con noi).
Come un partito politico, per fare un esempio, unisce quelli del gruppo che sono sotto lo stesso vessillo e lo mette contro un altro gruppo che crede in una cosa diversa, le religioni sono il valore aggiunto alla nascita di molti conflitti e, quando non sono causa o concausa di guerre e grosse frizioni fra gruppi, sono motivo di discriminazione, di pregiudizio ed, a volte, di odio anche a livello individuale.
Ad aggravare la situazione c’è il fanatismo religioso di cui sono quotidianamente piene le cronache (guerriglia in Africa ed in Medio Oriente, per citare i fatti più clamorosi).
L’inquisizione, le guerre per il santo sepolcro e contro gli infedeli, tanto per fare alcuni esempi del passato, l’attuale lotta per Gerusalemme, città sacra per tre religioni monoteiste, la guerra civile in Irlanda tra cattolici e protestanti e mille e mille altri scontri grandi e piccoli, anche a livello tribale perché uno stregone vede magari insidiato il proprio potere da un altro di altra tribù prima sotto la sua influenza, sono la prova indiscutibile di una triste realtà con cui l’uomo si dovrà inevitabilmente confrontare fino a quando, non si sarà riscattato dalle varie credenze. Solo una nuova maturità che consenta di uscire dal tunnel dell’oscurantismo, potrà far scoprire all’uomo nuovi orizzonti quali la elevazione dello spirito ( non inteso nel senso di anima) a modello di superiore virtù civile fatta di ordine, di rispetto, di educazione, di altruismo, di solidarietà e di altre qualità positive che la coscienza, quale specchio morale delle nostre azioni, dovrebbe incoraggiare a perseguire nell’interesse di tutti.
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