Se sgomberiamo la mente dalla presunzione che è propria del credente il quale ritiene di essere in possesso di verità assolute ed indiscutibili e dal pregiudizio che gli è proprio nei confronti di qualsiasi obiezione che getti ombre di dubbio sulle sue verità, bisogna convenire che è molto difficile tracciare una linea netta di separazione tra religione e superstizione. La distinzione è difficile allorché per superstizione si intenda, non in senso restrittivo, qualunque credenza la quale si fondi su presupposti avvolti nella misteriosa fumosità dell’evanescente, che affondi le sue radici nella notte dei tempi e che cucinata ed impacchettata in epoca remota sia stata a noi tramandata da civiltà pastorali che io accrediterei nella letteratura del mito anzichè in quella del sapere.
Che differenza c’è tra il credere al potere dell’amuleto che, portato in tasca e toccato, possa scacciare il malocchio ed a quello della statua o della figurina del santo che, pregato, venerato e toccato con mano, possa allontanare i mali o far guarire dal male? Io credo nessuna!
Si potrebbe obiettare che la religione è una cosa seria, in quanto si tratta del rapporto identificabile nei sentimenti e manifestazioni di omaggio, venerazione ed adorazione che legano l’uomo a quanto egli ritiene appartenere alla sfera del sacro, quindi in qualcosa di selezionato e garantito dall’autorità della Chiesa, mentre tutto il resto chiamato superstizione sarebbe soltanto paccottiglia per cani sciolti, etichettata quale patrimonio di una sottocultura che va, in buona sostanza, sotto il titolo dispregiativo di credulità popolare.
Io ribatterei che non è affatto vero; quello in cui crediamo oggi nella sua globalità, perché il tutto va riunito sotto l’unico comune denominatore di credenza, non è altro che un insieme di fatti, di circostanze, di storielle che venivano raccontate oralmente duemila anni fa ed oltre in un’area mediterranea che era, per il grado di civiltà di quell’epoca, neanche tra le più avanzate.
Io penso a quale possa essere l’atteggiamento degli uomini nei confronti di Gesù se egli, per effetto di una bacchetta magica, potesse venire a proporsi oggi per la prima volta come il figlio di Dio; credo possa essere di comprensibile compatimento non disgiunto da una grande tenerezza riservata di solito alla naturale pochezza intellettuale dei bimbi. Il paragone non regge al 100% ma mi viene in mente lo spot pubblicitario del carburante Q8 trasmesso dalla televisione non molto tempo fa. Al conducente dell’auto che dichiara di essere stato sorpassato da una barca a vela, l’agente della polizia stradale, con l’espressione di circostanza che può assumere chi pensa subito di avere a che fare con un pazzo o un ubriaco, dice al prevenuto da sanzionare: per favore può scendere dalla macchina? Parlando di cose in cui credere o non credere, io distinguerei piuttosto tra ciò che è razionale e ciò che tale non è per affermare che la ragione è l’unica via che porta l’uomo verso quei traguardi che, nel bene e nel male, sono stati raggiunti e saranno raggiungibili dopo essere partiti da zero, mentre l’irrazionale porta lo stesso a trascendere il reale ma solo per librarsi sulle ali della fantasia e dell’immaginazione.
Se fossero state queste le uniche risorse dell’uomo, avremmo oggi condizioni di vita per nulla dissimili da quelle di 10.000 anni fa.
Per fortuna l’uomo non si è accontentato delle spiegazioni fornite dalla fantasia contrabbandate per verità. Ha scoperto così che il tuono non è dovuto a Giove ma ad altra causa indicata dalla scienza.
Non si deve pensare che la razionalità escluda la fantasia, la poesia, il sentimento, la spiritualità. Anzi, sono questi motivi di arricchimento culturale, momenti importanti di igiene spirituale e ricreazione interiore che gli consentono di vivere gioie ed emozioni anche profonde.
Per l’uomo razionale coerente con il suo habitus mentale e quindi per l’ateo e l’agnostico, le fantasie rimangono fantasie e perciò relegate nel mondo dei sogni. Essi non hanno verità assolute da difendere e pertanto non hanno motivo di scontro tra loro.
Non mi stanco di ripetere che se tutto il mondo fosse popolato da atei ed agnostici verrebbe eliminato almeno il 50% delle incompatibilità e conflittualità tra i popoli, atteso che le religioni e tutte le altre credenze che fanno da corollario, quando non sono causa determinante dei conflitti, fanno da sfondo a sentimenti profondi di ostilità che hanno radici in comportamenti, manifestazioni, costumanze e mentalità inclini a scontrarsi con coloro che professano confessioni diverse.
Mi sia consentito di riportare qui di seguito il testo integrale dellaa lettera di Carlo Molinaro di Torino, il quale scrivendo nel novembre 2002 ad Oreste Del Buono, presso “La Stampa” , sintetizza sicuramente il pensiero di molti.! “Sono stanco, stufo di tutte le religioni, di questi apparati violenti, sempre al servizio del potere, che impongono regole feroci in nome di qualcosa di astratto e indimostrabile. Le religioni sono mostri di fissità che non si evolvono mai. Oggi la furia sanguinaria è nell’islam, ma non è certo che il cristianesimo, da parte sua, si sia evoluto spontaneamente: è stato piuttosto disarmato dall’esterno, dal crescere della società civile in occidente, a cui è stato costretto, sempre a malincuore, ad adeguarsi. Il concorso di Miss Mondo è una sciocchezza, è un baraccone mediatico come tanti altri, ma il diritto di una donna di mostrarsi in bikini o nuda o come vuole non è una sciocchezza, è il paradigma di una libertà importante. Le religioni tendono a distruggere tutto ciò che non riescono a imbrigliare, dalla sessualità alla bellezza al libero pensiero. Basta, basta, basta con le religioni non se ne può più”.
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