Ho sottotitolato questo mio lavoro ”Un libro da mettere all’indice” mutuando dalla televisione, per analogia, quella raccomandazione che viene fatta in sovrimpressione ai telespettatori all’atto della messa in onda di uno spettacolo che, per la scabrosità degli argomenti trattati, esclude la visione ai minori di un certo numero di anni.
In verità, fino al Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica faceva un elenco dei titoli delle opere con relativi nomi degli autori da essa condannati, per vietarne la lettura ai fedeli.
Questo mio avvertimento vorrebbe essere una specie di provocazione e di ironia nel contempo sul come viene concepito dalla Chiesa Cattolica il sistema della ricerca della verità e del confronto nella ricerca della verità, sul fatto che la verità non deve essere il frutto della ricerca del singolo perché c’è madre chiesa che ha già provveduto a tutto. Al fedele è vietato far lavorare il proprio cervello, pensare e riflettere, perché c’è già il prodotto finito, preparato, confezionato ed impacchettato pronto per essere ingoiato ed assimilato alla stregua di una medicina che fa bene perché così è stato solennemente proclamato dal sacro magistero, perché si è di fronte a verità assolute che non hanno bisogno di prove perché, a dire della medesima, è parola del Signore.
Cade qui acconcia una considerazione. Il grave errore della Chiesa Cattolica sta nel fatto che essa pretende di imporre a tutti, credenti e non credenti, certe sue regole e certi suoi precetti e lo fa cercando di volgere a proprio favore le leggi dello Stato. Ci riesce quasi sempre facendo pressioni su una classe politica calcolatrice ed ipocrita che anziché ribellarsi sta al gioco del do ut des. E’ il modo migliore per farsi dei nemici i quali ad un certo punto, finiscono per radicalizzare la loro avversione ed, al colmo dell’esasperazione, con lo stesso impegno e la stessa determinazione, passano dalla difesa all’attacco. Non materialmente s’intende, perché ripugnante alla coscienza ed al nostro grado di civiltà, ma sul piano delle idee, forse più temibile e più insidioso.
Il mio discorso non è rivolto ai beati poveri di spirito destinati al paradiso, i quali non sopporterebbero o mal sopporterebbero il tarlo del dubbio, ma a coloro i quali riescono ancora a far uso della ragione per distinguere la realtà dalla fantasia.
In data 4/5/98, inserendomi in una specie di dialogo a distanza su un tema che molte volte è stato sollevato nel passato, anche in occasione di gravi calamità naturali, per interrogarsi sul perché certe cose avvengano coinvolgendo tutti, buoni e cattivi, pii ed atei, senza che la mano divina salvifica intervenga a protezione dell’uomo, avevo già previsto quanto avrebbe poi trovato puntuale pratica applicazione: la lettera non venne pubblicata.
Ecco il testo sacrilego indirizzato a “La Stampa” di Torino.
“ So che non pubblicherete perché la faziosità religiosa di chi ha poteri decisionali fa temere il confronto tra critica costruttiva e critica demolitiva in omaggio alla convinzione-presunzione di essere già in possesso di verità assolute, scoperte da altri, che non possono essere messe in discussione. A proposito delle risposte da dare ad una bimba preoccupata per l’incolumità del nonno esposto al rischio del terremoto ed al perché Iddio non intervenga per impedire che certe cose avvengano, alcuni lettori hanno fornito la loro suggerendo la preghiera, io vorrei dare, se mi è consentito, la mia.
La Chiesa ed i credenti invitano i fedeli alla preghiera per allontanare i mali provocati dalla natura o dall’uomo all’uomo. Se a seguito della preghiera l’evento favorevole ed eccezionale si verifica (è mai ricresciuto un arto a chi l’abbia perduto), si grida a un miracolo; se, viceversa, non si avvera (nel 99,9999 % dei casi), è perché ciò rientra nel disegno divino che all’uomo, dati i suoi limiti, non è dato conoscere.
Se è vero che Dio vede e sente tutto leggendo persino nei nostri pensieri, ed è giudice supremo ed imparziale delle nostre azioni di cui tutti dobbiamo rispondere, non si vede perché Dio, cedendo alle nostre preghiere, debba intervenire di conseguenza e modificando i propri giudizi e le proprie intenzioni, debba operare verso i singoli nel senso più favorevole alla loro vita terrena ed ultraterrena.
Se lo stesso cedesse alla preghiera (ad es. raccomandazione per la propria salute o per l’anima del defunto), di fare uno strappo alla regola e concedesse qualcosa che non sia stato meritato (compiendo buone azioni), egli si avvicinerebbe con la sua ingiustizia alla giustizia degli uomini, finendo così con l’ingenerare un serio dubbio sulla sua infinita perfezione.
Orbene, se è vero che la giustizia di Dio è perfetta e non influenzabile dalle umane aspirazioni, non si vede quale possa essere la reale utilità della preghiera. (Per quale motivo dovrebbe salvare il singolo dall’evento naturale della grave malattia e non dovrebbe muovere un dito per salvare milioni di persone in pericolo quando, persino l’uomo, nonostante la sua imperfezione ed i suoi limiti, se dovesse fare una scelta, volendo compiere un gesto, si orienterebbe verso la salvezza di queste ultime?). Dio può accogliere il pentimento sincero di chi ha fatto del male e metterlo in conto ma non la di lui preghiera o di chi voglia intercedere per lui in quanto che egli, per definizione, non ha bisogno di pro memoria e tanto meno può accettare preghiere (raccomandazioni).
Se vogliamo svolgere un ragionamento in piena coerenza logica dobbiamo convenire che la preghiera è inutile. Essa, secondo uno psicologo, potrebbe servire per uso e consumo di chi la pratica obbedendo ad una sua intima esigenza interiore di aggrapparsi a qualcosa. (Quanti, in un momento di grave pericolo, invocano: – Mamma mia! -). La preghiera è dunque come l’acqua fresca bevuta per curare un tumore, è un placebo che, sul piano psichico, per effetto della intima convinzione di poter confidare in un aiuto, aiuta a vivere! In casi rarissimi, la grande tempesta biochimica che può investire il nostro corpo in un momento di grande emozione e di autosuggestione (Lourdes) può far gridare al miracolo, frutto, indubbiamente, per i motivi anzidetti, di una emozione indotta e sviluppata a catena dalla credulità popolare.
Se vogliamo che sia fatto l’uomo, secondo la comune credenza, ad immagine e somiglianza di Dio e non, viceversa, questo a nostra immagine e somiglianza (forma mentis), evitiamo di indirizzare l’uomo su false piste ed invitiamolo soltanto a ben operare dovendo egli rispondere, ateo o credente che sia, alla propria coscienza e poi, se credente, a Dio.
A tutto concedere, se è vero che sono le azioni dell’uomo (pentimento compreso), ad andare sulla bilancia di Dio, penso che l’ateo, il quale abbia ben operato, abbia prospettive di gran lunga migliori del credente più ligio alla formale osservanza dei riti religiosi che alla pratica del bene, senza parlare di chi, per combattere gli infedeli o i seguaci di altre religioni, arriva ad uccidere moralmente e/o materialmente in nome di Dio”.
Per fortuna sono passati parecchi secoli dall’epoca delle persecuzioni religiose nel nostro paese e quindi la mia lettera, offensiva per nessuno a mio avviso, è andata a finire nel cestino della carta straccia anziché sulla scrivania del magistrato del Tribunale dell’Inquisizione. Con la prova scritta avrei avuto sicuro lasciapassare per un bel rogo in piazza.
Ma i tempi sono cambiati, nel senso che ognuno può dire la sua, dirla ma non farla ascoltare perché la chiusura alla contestazione ed alla critica è completa ed assoluta. C’è il veto, condiviso da molti credenti, non solo alla radio ed alla televisione pubblica o privata che sia, ma persino sulla carta stampata. Per evitare la tentazione del demonio certe idee non si possono e non si devono diffondere!
Trattando tutti da minori e da minorati c’è madre chiesa a decidere, per il bene di tutti, che cosa leggere, vedere o ascoltare! Per evitare il contagio è d’obbligo il preservativo!
E’ tale il potere della Chiesa sullo Stato, sui politici, su qualunque organizzazione, partito, impresa od associazione che sia, da indurre chiunque ad indietreggiare di fronte ai rischi connessi ad un’aperta sfida. Persino Massimo D’Alema che si professa non credente, si è dovuto recare doverosamente dal Papa, allì 8 / 1 / 99, nella sua veste di Presidente del Consiglio dei Ministri, con la sua famiglia al completo, genuflettersi e dire che egli, però, non indirizza i propri figli verso l’ateismo.
Chiunque voglia occupare posti di potere e voglia far carriera in Italia, in qualunque campo, ha bisogno dell’appoggio della Chiesa, oppure, per evitare il veto, deve almeno non manifestare idee contrarie agli interessi della stessa.
Dal medio evo ad oggi, l’unico passo in avanti che è stato fatto sul piano della libertà religiosa è quello di poter protestare in privato (un serio dibattito pubblico è vietato), senza correre il rischio di essere portati dalla polizia segreta dinanzi al Tribunale dell’Inquisizione. I cattolici che occupano posti chiave nello Stato (ministeri, televisione, radio, stampa ecc.), molti dei quali fanno parte di grosse organizzazioni confessionali che collaborano dall’esterno capillarmente ed in perfetta sintonia, costituiscono quel provvidenziale braccio secolare che consente alla Chiesa di incrementare la sua baldanza nonchè la sua sotterranea capacità estorsiva, silenziosa ma di grande efficienza ed efficacia, bonaria all’apparenza ma severa, invisibile ma palpabile e persuasiva.
Remando contro c’è il rischio che si scatenino le forze negative patrocinate dal demonio che la Chiesa non può tenere a bada senza la collaborazione dell’interessato! Non è forse valido il detto popolare: Aiutati che Dio t’aiuta ed uomo avvisato è mezzo salvato?